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Carne, gli italiani sotto la soglia del rischio dei 500 grammi a settimana

Carne, gli italiani sotto la soglia del rischio dei 500 grammi a settimana

Parla l'associazione Carni Sostenibili. “Basta fake news e mezze verità”. Tra i trend in atto in Italia, da segnalare il dietrofront dei vegani: sono lo 0,9% della popolazione

Le emissioni di gas serra relative alla produzione zootecniche come carne, latte e uova, pesano per il 14% di tutte le emissioni generate. Di queste il 10% è attribuibile alle sole carni bovine, suine e avicole (fonte Fao). L'associazione Carni sostenibili dopo i numerosi attacchi di questi anni, ha deciso di affrontare una per una le argomentazioni di chi sconsiglia di mangiare carne, soprattutto rossa. Lo ha fatto aggiornando il report sulla sostenibilità del settore zootecnico italiano, che è anche diventato un libro, “La sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia” (Franco Angeli). Un testo che si è posto come obiettivo anche quello di sconfessare luoghi comuni e fake news.

Inquinamento. Se le emissioni di gas serra relative alla produzione di carne pesano per il 10% di tutte le emissioni al mondo, “generalmente si omette di dire che il 65-70% deriva dai combustibili fossili utilizzati per i trasporti e per produrre energia – commenta Ettore Capri, professore ordinario di Chimica agraria all'università Cattolica del Sacro Cuore – È importante sottolineare che l’Italia vanta uno dei modelli zootecnici più sostenibili del pianeta anche grazie all’impegno nel promuovere le buone pratiche”.

Allevamenti. La sfida delle produzioni zootecniche è diventata quella di “produrre di più con meno risorse”, ha commentato Giuseppe Pulina, agronomo, professore ordinario di Zootecnica speciale all'università di Sassari e presidente di Carni sostenibili. “L’obiettivo che il settore delle carni deve affrontare, oggi, è quello di una maggiore offerta “sostenibile”, che sappia garantire una produzione efficiente, attenta all’ambiente e al benessere degli animali, degli allevatori e di tutti coloro che partecipano alla creazione del valore delle filiere italiane”. In questo gli allevamenti europei si posizionano tra quelli con le minori emissioni di gas serra per kg di proteina prodotta.

Vegani. Dietrofront. In Italia i vegani sono passati dal 3% del 2017 allo 0,9% del 2018 (fonte Eurispes). Secondo il professor Pulina, la scelta di rinunciare alla carne crea scompensi nutrizionali, soprattutto nelle categorie più fragili della popolazione, ovvero bambini e anziani.
“Basta fare un excursus della storia dell’alimentazione umana fin dagli albori della storia dell’uomo per capire quanto la carne sia un nutriente fondamentale ed indispensabile – motiva, aggiungendo che – è stata proprio la dieta carnivora a confermare il primato della nostra specie su altre, consentendoci uno sviluppo fisico e cerebrale senza pari, rispetto agli altri mammiferi”.

Consumi. I consumi italiani pro capite sono sotto la soglia di rischio di 500 grammi di carne a settimana. “A tal proposito la monografia pubblicata dallo Iarc (International Agency for Research on Cancer) lo scorso giugno, a tre anni di distanza dalle anticipazioni allarmistiche pubblicate dal Lancet nel 2015, ha evidenziato che su 800 studi solo 14 sono stati giudicati attendibili e di questi solo 7 hanno messo in relazione un eccessivo consumo di carni rosse con il tumore al colon retto”, puntualizza Elisabetta Bernardi, nutrizionista, biologa con specializzazione in Scienza dell’alimentazione e docente all'università di Bari.

Gli italiani, familiarizzando con la dieta mediterranea, sono abituati a mangiare con regolarità anche frutta, verdura e pasta. E per questo è difficile che raggiungano la soglia dei 500 grammi per settimana. Se si seguono i consigli di consumo suggeriti dal modello alimentare della dieta mediterranea, l’impatto medio settimanale della carne risulta allineato a quello di altri alimenti, per i quali gli impatti unitari sono minori, ma le quantità consumate generalmente maggiori. È il dato che emerge dalla valutazione della “Clessidra ambientale”, che misura gli impatti degli stili di vita alimentare dal punto di vista della sostenibilità.

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