Nel mio mondo professionale la “Trappola di Tucidide” può diventare una metafora molto potente per descrivere ciò che accade nelle aziende alimentari quando un nuovo modello di business, una nuova tecnologia o una nuova figura professionale entra in un sistema consolidato.
La traslerei così: non più potenza emergente contro potenza dominante, ma innovazione contro abitudini consolidate.
La Trappola di Tucidide applicata all'impresa alimentare
In molte aziende non è l'innovazione in sé a creare il conflitto.
È il fatto che l'innovazione mette in discussione equilibri esistenti.
Un'azienda può avere macchinari, personale, clienti, fatturato e decenni di esperienza. Ma proprio ciò che l'ha portata al successo può diventare, nel tempo, una resistenza al cambiamento.
Quando arriva qualcuno che propone:
nuovi flussi produttivi;
nuove ricette;
nuovi prodotti;
nuove tecnologie;
nuovi mercati;
nuovi sistemi di controllo;
nuovi KPI;
maggiore standardizzazione;
riduzione degli sprechi;
digitalizzazione;
automazione;
intelligenza artificiale;
nuove modalità di organizzazione del personale;
non sta semplicemente aggiungendo qualcosa.
Sta inevitabilmente mettendo in discussione qualcosa che esiste già.
Ed è qui che nasce la trappola.
Il meccanismo
Azienda consolidata
↓
“Abbiamo sempre fatto così.”
↓
Arriva l'innovazione
↓
L'innovazione mette in discussione procedure, competenze e consuetudini
↓
Nasce una percezione di minaccia
↓
Resistenza al cambiamento
↓
L'innovazione viene rallentata o neutralizzata
↓
Il mercato continua invece a cambiare
↓
Il vantaggio competitivo dell'azienda si riduce.
La cosa interessante è che spesso nessuno sta realmente combattendo contro l'innovazione.
Semplicemente, il sistema cerca spontaneamente di proteggere il proprio equilibrio.
Ed è esattamente questo il parallelismo con Tucidide.
Nel tuo lavoro c'è però un elemento ancora più interessante
Quando entri in un'azienda già operativa per sviluppare una nuova linea, una start-up interna, un nuovo prodotto o un nuovo processo, non parti da zero.
Trovi una struttura che possiede già:
persone + macchinari + procedure + fornitori + clienti + abitudini + gerarchie + cultura aziendale.
Il tuo compito non è necessariamente sostituire tutto.
È capire cosa deve rimanere, cosa deve essere modificato e cosa deve essere completamente ripensato.
Ed è qui che il professionista dell'innovazione deve avere una capacità che va oltre la semplice competenza tecnica:
gestire il cambiamento senza distruggere l'equilibrio dell'organizzazione.
Perché una ricetta nuova è relativamente semplice.
Cambiare il modo in cui un'organizzazione pensa, produce, controlla e vende è molto più complesso.
E questa potrebbe diventare una tua forte chiave di comunicazione professionale
La vera innovazione non entra mai in un'azienda senza creare un conflitto.
Non necessariamente un conflitto tra persone.
Spesso è un conflitto tra ciò che l'azienda è stata e ciò che deve diventare.
È la mia personale “Trappola di Tucidide” applicata all'impresa.
Da una parte c'è il modello consolidato:
“Abbiamo sempre fatto così.”
Dall'altra c'è il mercato:
“Da domani dovrete farlo diversamente.”
In mezzo c'è l'innovazione.
E l'innovazione, quando è realmente innovazione, non aggiunge semplicemente qualcosa al sistema.
Lo mette alla prova.
Mette alla prova i processi, le competenze, le abitudini, i costi, i tempi, le responsabilità e, soprattutto, la capacità dell'organizzazione di accettare che ciò che ieri funzionava potrebbe non essere sufficiente domani.
Per questo sviluppare una nuova linea produttiva all'interno di un'azienda già operativa è una vera attività di change management.
Non basta progettare il prodotto.
Bisogna progettare il flusso.
Non basta acquistare una macchina.
Bisogna capire come quella macchina cambierà il lavoro delle persone.
Non basta creare una ricetta.
Bisogna renderla industrializzabile, ripetibile, controllabile e economicamente sostenibile.
Non basta trovare un nuovo mercato.
Bisogna costruire l'organizzazione capace di servirlo.
L'innovazione, quindi, non è soltanto introdurre il nuovo.
È riuscire a far convivere il nuovo con ciò che già esiste, fino a trasformare il conflitto in evoluzione.
Perché la vera domanda che un'azienda dovrebbe porsi non è:
“Perché dovremmo cambiare?”
Ma:
“Quanto ci costerà non cambiare?”
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