BRCGS e IFS: differenze, importanza strategica e valore per l'industria alimentare
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1. Premessa: non sono semplici certificazioni, ma strumenti di competitività
Nel settore delle trasformazioni alimentari, parlare di qualità significa affrontare un insieme di aspetti che vanno ben oltre il prodotto finito: sicurezza alimentare, gestione dei rischi, tracciabilità, igiene degli ambienti, controllo dei fornitori, standardizzazione delle ricette, organizzazione dei reparti e affidabilità dei processi produttivi.
In questo contesto, BRCGS e IFS rappresentano due importanti standard internazionali di sicurezza e qualità alimentare, utilizzati da produttori, distributori e operatori della filiera per valutare e qualificare le aziende.
È importante chiarire un punto: non sono certificazioni obbligatorie per legge in quanto tali. Gli obblighi normativi in materia di igiene, HACCP e sicurezza alimentare rimangono distinti. Tuttavia, la certificazione può diventare una condizione commerciale determinante per accedere a determinati mercati, lavorare con specifiche catene distributive o sviluppare progetti di private label.
Per un'azienda alimentare, quindi, la domanda non dovrebbe essere soltanto: quanto costa certificarsi? La domanda corretta è: quanto valore può generare un sistema produttivo organizzato per lavorare secondo standard verificabili?
2. Che cos'è BRCGS Food Safety?
BRCGS — Brand Reputation through Compliance Global Standards
Nato nel Regno Unito, è uno standard molto diffuso a livello internazionale, particolarmente rilevante nei rapporti con la distribuzione organizzata, i grandi marchi e i clienti che richiedono sistemi di produzione rigorosamente controllati.
Il riferimento Food Safety Issue 9 struttura i requisiti per sicurezza, legalità, autenticità e qualità dei prodotti, oltre ai controlli operativi necessari per rispettarli. La revisione dello standard è in corso: è quindi importante verificare le disposizioni applicabili al momento della certificazione.
BRCGS
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BRCGS pone particolare attenzione a:
- Impegno della direzione: responsabilità, obiettivi e cultura della sicurezza alimentare.
- HACCP e gestione dei rischi: identificazione dei pericoli e controllo dei punti critici.
- Strutture e layout: progettazione igienica, manutenzione, flussi e prevenzione delle contaminazioni.
- Controllo dei processi: parametri di lavorazione, procedure, registrazioni e conformità del prodotto.
- Gestione dei fornitori: qualifica delle materie prime, tracciabilità e controllo dei materiali.
- Gestione delle anomalie: non conformità, azioni correttive, rintracciabilità e procedure di ritiro o richiamo.
La certificazione non si ottiene semplicemente predisponendo un manuale. L'azienda deve dimostrare, attraverso un audit indipendente, che le procedure sono applicate e che il sistema funziona concretamente.
BRCGS
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3. Che cos'è IFS Food?
IFS — International Featured Standards
Nato in ambito distributivo franco-tedesco, IFS Food è particolarmente presente nel mercato europeo e nella qualificazione dei produttori che realizzano alimenti a marchio del distributore (private label).
La versione 8, riconosciuta dalla GFSI nel settembre 2024, valuta prodotti e processi per verificare che siano sicuri, conformi alla legge e alle specifiche concordate con il cliente.
IFS Database
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IFS Food si distingue per il suo approccio orientato al prodotto e al processo. Durante l'audit, il valutatore non si limita a controllare la documentazione: segue il percorso produttivo, esamina le specifiche, verifica le registrazioni e raccoglie evidenze oggettive della conformità.
Gli elementi principali comprendono:
- responsabilità della direzione e gestione del sistema qualità e sicurezza;
- analisi dei rischi e piano HACCP;
- specifiche delle materie prime e dei prodotti finiti;
- conformità alle richieste del cliente e ai requisiti normativi;
- controllo dei processi, igiene, manutenzione e gestione delle contaminazioni;
- tracciabilità, gestione delle non conformità e miglioramento continuo.
Il sistema di valutazione IFS utilizza uno scoring che consente di misurare il livello di conformità ai requisiti. L'approccio basato sul rischio permette inoltre di valutare i processi in funzione delle caratteristiche specifiche dell'attività produttiva.
IFS Database
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4. BRCGS e IFS: quali sono le differenze?
Entrambi perseguono obiettivi analoghi di sicurezza e qualità alimentare e sono riconosciuti dalla GFSI nei rispettivi schemi applicabili. Non sono però identici: cambiano struttura, modalità di valutazione, terminologia e alcuni dettagli del protocollo di audit.
Aspetto BRCGS Food Safety IFS Food
Origine Regno Unito Francia e Germania
Impostazione Requisiti strutturati e controlli operativi dettagliati Valutazione del prodotto e del processo con approccio basato sul rischio
Valutazione Classificazione dell'esito secondo il protocollo BRCGS Sistema di scoring e classificazione secondo il protocollo IFS
Orientamento commerciale Molto diffuso nella distribuzione internazionale e nelle filiere industriali Particolarmente rilevante nella distribuzione europea e nel private label
Verifica sul campo Sistemi, procedure, ambienti e attività produttive Conformità dei prodotti e dei processi, verificata attraverso evidenze oggettive
Obiettivo comune Sicurezza, legalità, autenticità e qualità Sicurezza, legalità, autenticità, qualità e conformità alle specifiche del cliente
Confronto sintetico: i dettagli effettivi dipendono dalla versione dello standard, dal protocollo di audit, dal settore e dai requisiti del cliente.
BRCGS
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Quale delle due è migliore? Non esiste una risposta universale. La scelta più razionale parte dai mercati da servire, dalle richieste dei clienti e dal livello di maturità dell'organizzazione produttiva. Se il cliente richiede espressamente una delle due certificazioni, questo è normalmente il primo criterio da considerare.
5. Perché sono importanti nel mio campo professionale: progettazione e sviluppo industriale alimentare
È proprio nella fase che precede la produzione industriale che, a mio avviso, si determina una parte fondamentale del successo di un progetto alimentare.
Nel mio lavoro di sviluppo prodotto, progettazione dei processi, organizzazione dei reparti e industrializzazione delle ricette, considero BRCGS e IFS non soltanto obiettivi di certificazione, ma riferimenti da integrare fin dalle prime fasi della progettazione.
Un errore frequente è sviluppare un prodotto, acquistare le attrezzature, organizzare la produzione e soltanto successivamente verificare se lo stabilimento e i processi siano adeguati agli standard richiesti dal mercato.
Questo approccio può generare investimenti aggiuntivi, modifiche ai layout, inefficienze, rilavorazioni e ritardi nell'ingresso commerciale.
Dove interviene concretamente la consulenza tecnica
1. Layout e flussi produttivi
Progettare percorsi coerenti per materie prime, semilavorati, prodotti finiti, personale e rifiuti, valutando i rischi di contaminazione incrociata. La disposizione delle attrezzature deve sostenere sia la produttività sia la gestione igienica.
2. Ricette e industrializzazione
Una ricetta deve essere riproducibile, documentata e compatibile con il processo reale. Dosaggi, parametri di lavorazione, specifiche delle materie prime, allergeni e caratteristiche del prodotto devono essere definiti e verificabili.
3. Attrezzature e tecnologie
La scelta di zangole, cutter, formatrici, sistemi di cottura, confezionatrici, sistemi ATM o sottovuoto deve essere coerente con i volumi, i rischi, i requisiti igienici e le caratteristiche attese del prodotto.
4. Documentazione, tracciabilità e controlli
Schede tecniche, procedure operative, registrazioni di lotto, gestione delle non conformità e prove di validazione devono corrispondere a ciò che avviene realmente in produzione.
Questi interventi non sostituiscono la responsabilità del responsabile qualità, del gruppo HACCP o dell'ente certificatore. Li affiancano, traducendo gli obiettivi dello standard in soluzioni produttive concrete.
6. Un esempio pratico: sviluppo di una linea di prodotti pronti da cuocere
Immaginiamo un'azienda che voglia industrializzare una linea di hamburger, pollo marinato, prodotti panati e preparazioni destinate alla GDO o al Food Service.
Il progetto dovrebbe affrontare preventivamente almeno cinque passaggi.
1. Studio di fattibilità. Definizione dei prodotti, dei volumi, del mercato di destinazione e delle richieste contrattuali dei clienti.
2. Progettazione del processo. Scelta delle tecnologie, definizione dei flussi, separazione delle attività incompatibili e valutazione dei rischi igienico-sanitari.
3. Industrializzazione. Standardizzazione delle ricette, parametri di processo, rese, specifiche e criteri di accettazione.
4. Validazione e documentazione. Verifica dei controlli critici, della shelf life, della tracciabilità e degli altri requisiti pertinenti, sulla base del rischio e della destinazione del prodotto.
5. Preparazione alla certificazione. Verifica delle procedure effettivamente applicate, formazione del personale, audit interno e gestione delle eventuali non conformità.
In questo modo, lo standard entra nel progetto fin dall'inizio, anziché diventare un intervento correttivo quando le scelte tecniche e gli investimenti sono già stati effettuati.
7. Il rapporto tra certificazione e marginalità aziendale
C'è un aspetto che merita particolare attenzione: la sicurezza alimentare e la redditività non sono obiettivi contrapposti.
Un sistema progettato correttamente può contribuire a ridurre gli scarti, limitare le rilavorazioni, migliorare la ripetibilità dei lotti, ottimizzare i tempi di produzione e rendere più efficiente la gestione delle materie prime.
Naturalmente, la certificazione da sola non garantisce maggiori margini. I risultati dipendono dalla qualità del progetto, dall'applicazione delle procedure, dagli investimenti e dalla capacità gestionale dell'impresa.
Per questo motivo, nella valutazione economica di un progetto, suggerisco di considerare non soltanto il costo dell'audit e della consulenza, ma anche:
- gli investimenti necessari per adeguare strutture e attrezzature;
- il costo della formazione e del mantenimento del sistema;
- le perdite produttive derivanti da inefficienze e non conformità;
- le opportunità commerciali legate all'accesso a nuovi clienti;
- il miglioramento della standardizzazione e del controllo dei costi.
La certificazione dovrebbe essere parte di una strategia industriale e commerciale, non un documento da esibire durante una trattativa.
8. Conclusioni: certificare un sistema, non soltanto un prodotto
BRCGS e IFS sono strumenti importanti per dimostrare che un'azienda è in grado di produrre alimenti conformi a requisiti definiti, attraverso processi controllati e verificabili.
La differenza sostanziale non consiste nello scegliere il certificato più prestigioso, ma nel comprendere quale standard sia richiesto dal mercato e come integrare i relativi requisiti nell'organizzazione aziendale.
Nella mia visione professionale, il vero lavoro comincia prima dell'audit: quando si definiscono il prodotto, il processo, le attrezzature, il layout, i costi e le responsabilità operative.
Un progetto alimentare ben concepito non deve soltanto funzionare in produzione: deve essere sicuro, ripetibile, economicamente sostenibile e pronto a rispondere alle richieste del mercato.
È in questa integrazione tra sviluppo prodotto, tecnologia di produzione, qualità e strategia commerciale che la consulenza tecnica può generare valore concreto per l'impresa.
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