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PER ESSERE CHEF, NON BASTA UNO SHOW, NE UN DIPLOMA.

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La dura realtà della gavetta in un ristorante: diventare chef non è un reality e non basta una scuola di cucina Fare lo chef non è un bel gioco e neanche la semplice e logica conseguenza di un diploma preso a scuola, con l’idea che le nozioni apprese possano essere più che sufficienti per diventare in breve tempo un numero uno, uno di quelli che si vedono in televisione La Storia Mi ha lasciato, così, via messenger.  E non mi risponde neanche al telefonino, forse addirittura offeso, lui, che evidentemente pensava che fosse un bel gioco questo lavoro, che fosse la semplice e logica conseguenza di un diploma preso a scuola, dove ha imparato quattro cose che evidentemente immaginava più che sufficienti per diventare in breve tempo un numero uno, uno di quelli che vede in televisione, e di cui parlava con i suoi giovani colleghi, mentre il sous chef lo zittiva e lo invitava a tornare a tornire patate e carote. Forse pensava che lo mettessi da subito a sferif...

Coronavirus, Efsa esclude la trasmissione tramite cibo

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Coronavirus, Efsa esclude la trasmissione tramite cibo Non vi sono prove che il cibo sia una fonte o via di trasmissione del coronavirus. Lo afferma Efsa il 9.3.20 in un comunicato che segue di una settimana l’analoga comunicazione del ministero della Salute italiano. Coronavirus e cibo Il responsabile scientifico  dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare dichiara che ‘ Le esperienze di precedenti focolai di coronavirus correlati, come il coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) e il coronavirus della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV), mostrano che la trasmissione attraverso il consumo di cibo non si verifica. Al momento, non ci sono prove che suggeriscano che il coronavirus sia diverso in questo senso .’ Il Centro europeo per la prevenzione  e il controllo delle malattie (ECDC) ha affermato che mentre gli animali in Cina erano la possibile fonte dell’infezione iniziale, il virus si sta diffon...

Antropologia alimentare cibo come status sociale

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Antropologia alimentare cibo come status sociale Le considerazioni circa l'abbondanza e la scarsità, che secondo molti studiosi del fenomeno alimentare sarebbero determinanti nell'articolazione delle gerarchie dei cibi e delle scelte culinarie, acquistano senso solo a condizione di interagire con fattori sociali e simbolici, con i valori religiosi, insomma con i diversi aspetti della cultura di un popolo.  A riprova del fatto che la funzione sociale e simbolica del cibo non è meno importante della sua funzione nutritiva. Tra i pescatori dell'oceano Indiano e del golfo di Guinea i crostacei, divenuti miraggio gastronomico per la maggior parte delle culture occidentali, sono considerati inutili e ingombranti e vengono addirittura ributtati in mare. In molti casi essi non hanno nomi distinti - come tutto ciò che non ha interesse sociale - e formano una sola categoria indifferenziata.  Gli autori di uno studio condotto a metà Ottocento, Sull'alimentazione del...

Felicità alimentare lode all'equilibrio

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Il termine felcità è, diciamocelo pure, ancora un po' malfamato: un uomo dedito al lavoro, alla famiglia è, salvo prova contraria, un galantuomo; un uomo dedito ai piaceri, chissà ... Ci comportiamo, insomma, come se lavoro e famiglia fossero cose naturali, buone, mentre il piacere sembra piuttosto un prodotto artificiale, quasi un lusso per pochi, tendenzialmente sregolati e libertini. La felicità, però è naturale quanto (e forse più) del lavoro (che può essere del resto anch'esso fonte di piacere) o del dovere e del sacrificio, questi sì prevalentemente culturali.  Quella del piacere era - e rimane - una questione spinosa: genera pruriti moralistici, rimproveri di «compagni», moniti salutistici e accuse di superficialità.  L'errore d'interpretazione sta nel considerare il termine quale sinonimo di «eccesso». Da qui, nascono i pregiudizi, in buona o cattiva fede. Innanzitutto essere dediti al piacere è, teoricamente, impossibile, in quanto l'eccesso n...

Felicità alimentare e mindful eating

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Premettiamo che dal 1999 Jean Kristeller svolge ricerche all’University of Massachusetts Medical School insieme a Jon Kabat Zinn sull’applicazione della mindfulness (pratica derivata dagli insegnamenti del buddhismo theravada e dello zen) ai disturbi del comportamento alimentare. Tali ricerche hanno validato il protocollo da lei ideato, il Mindful Based Eating Awereness Training. Col termine di mindful eating si indica la capacità di portare tutta la nostra attenzione, momento per momento e con profonda consapevolezza verso un'azione, quella del mangiare, che facciamo tutti i giorni e che comprende vari passaggi: la scelta di cosa mangiare, la preparazione del cibo, il vero e proprio atto di alimentarsi.  Con il mindful eating non si pone l'accento su cosa sia giusto o sbagliato mangiare ma su come mangiare quello che è stato scelto. Attraverso il mindful eating impariamo ad ascoltare le informazioni che derivano da tutti i nostri canali esperienziali in un dato m...

Educazione alimentare saper riconoscere i 7 tipi di fame

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L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ritiene che il 75% delle malattie che conducono alla morte è riconducibile al nostro stile di vita e a quello che mangiamo. Si tratta delle cosiddette «malattie che non si possono comunicare» (Non-Communicable Diseases: NCD) e che dipendono da ciò che mangiamo, quanto rimaniamo fermi invece di muoverci, quanta fatica fisica preferiamo non fare, quante porcherie inaliamo nei polmoni, e così via. Le malattie dell'abbondanza e della sedentarietà non dipendono da infezioni o da traumi ma sono collegate a un errato rapporto con il proprio corpo, a cominciare dal cibo.  Di tali patologie, in Europa si muore 20 volte di più che per tutte le malattie dovute a contagio. Si rende quindi sempre più urgente un mutamento nel modo con cui gestiamo il nostro primario bisogno, evitando con ciò di cadere in quelle «manie alimentari» che si traducono in ossessione del cibo, là dove la gastronomia degenera in gastro mania con le concomitant...

Educazione alimentare 9 cause che scatenano il desiderio del cibo

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1. L’ambiente  «Adoro andare a fare benzina ... Mi concedo sempre una barretta di ... ».   Cosa comprate quando andate al cinema? E quando andate all'aeroporto, o alla stazione? Cosa tendete a mangiare quando siete al lavoro? L'ambiente che ci circonda fa spesso da detonatore di pensieri e, per molte persone, anche il solo camminare verso il freezer è sufficiente a stimolare il pensiero del gelato. Allo stesso modo, trovarsi in un bar potrebbe stimolare il pensiero di comprare un pacchetto di patatine o di noccioline. 2. L’attività  «Non vedo l'ora di guardare questo film ma prima di mettermi a sedere sarà meglio che prenda il cioccolato ».  Qual è il primo pensiero che vi viene in mente quando sprofondate sul divano davanti alla TV? Per molte persone è «Mmm, forse farei bene a prendere qualcosa da mangiare». Si tratta di un'associazione molto forte, in grado di farvi saltare subito dal divano per andare a prendere qualcosa che vi "tenga compagnia...